A scuola di stile con Peggy

Non sono mai stata in una città capace di darmi lo stesso senso di libertà di Venezia. La gioia straordinaria sperimentata camminando senza essere tormentata dai pericoli del traffico è pari solo al senso di libertà che si gode vestendosi come meglio si crede: a Venezia si può indossare quasi tutto senza sentirsi ridicoli; anzi più i propri vestiti sono lontani dalla normalità, più sembrano adatti a questa città dove una volta il carnevale regnava sovrano.
Peggy Guggenheim, "Una vita per l'arte", Rizzoli Editre, Milano, 1982.

Nell'immaginario collettivo Peggy Guggenheim incarna il multiforme ruolo di donna contemporanea dalla personalità eclettica ed emancipata, di collezionista intuitiva e abilissima e di appassionata mecenate dei principali artisti del XX secolo. Personaggio emblematico del '900, Peggy nasce a New York nel 1898 e, all’età di 23 anni, si trasferisce in Europa dove trascorrerà quasi tutta la vita. A Parigi, che negli anni ’20 del secolo scorso rappresenta la capitale della vita mondana e il centro di propulsione del fermento culturale, conosce il primo marito, l’artista dadaista Laurence Vail, e stringe amicizia con alcuni dei più importanti esponenti delle avanguardie del Novecento.
In occasione di feste ed eventi nei salotti parigini, Peggy Guggenheim è solita indossare abiti elegantissimi, spesso realizzati dagli atelier di importanti stilisti e impreziositi da accessori curiosi quali occhiali stravaganti o gioielli rari, esotici e vintage come gli orecchini della Regina Maria Antonietta e dell’attrice Sarah Bernhardt. Nel 1942, molti anni dopo le feste bohémien della Parigi di inizio secolo, Peggy Guggenheim indosserà i celebri orecchini realizzati dagli artisti Yves Tanguy e Alexander Calder per dimostrare la sua imparzialità tra Surrealismo e Astrattismo in occasione dell’inaugurazione della sua galleria newyorkese Art of this Century (1942-47). Peggy non colleziona dunque esclusivamente quadri e sculture ma raccoglie con la stessa attenzione oggetti, vestiti, monili e accessori che traducono la sua passione per l'arte e rendono il suo stile personale ed eclettico.

Più in generale nel Novecento l’abbigliamento e il design diventando mezzi attraverso i quali si comunicano non solo il gusto e lo stile dell’individuo, ma anche le rivoluzioni culturali, sociali, industriali e tecnologiche. Avanguardie artistiche come il Futurismo indagano in forma trasversale e con intento rinnovatore discipline come la letteratura, la musica, il teatro e la moda. Nel settembre del 1914, l'artista futurista Giacomo Balla, pubblica il Manifesto del Vestito Antineutrale e, nel 1920, Volt redige e diffonde il Manifesto della Moda femminile futurista dove dichiara: «la moda femminile non sarà mai abbastanza stravagante […] Idealizzeremo nella donna le conquiste più affascinanti della vita moderna […] Faremo dei decolletés a zig-zag, maniche diverse l’una dall’altra, scarpe di forma, colore e altezza differenti».
L'abito diventa quindi un moderno mezzo di espressione in linea con i principi futuristi e in netta rottura con la società tradizionalista e borghese.
Negli stessi anni, il Bauhaus fondato da Walter Gropius a Weimar nel 1919, è promotore di una metodologia didattica volta a integrare arte, artigianato e produzione industriale e a fondere armoniosamente le diverse discipline artistiche.
Peggy è dunque donna del suo tempo anche nell'attenzione che rivolge all'innovazione applicate alla moda e al design. Dopo essersi trasferita a Venezia nel 1948, ha l’opportunità di conoscere Mariano Fortuny che la veste con il mitico Delphos, un abito che permette maggiore libertà di movimento, e l'occasione di frequentare Elsa Schiapparelli, importante stilista e sarta, le cui creazioni riflettono, tramite l'utilizzo di nuovi tessuti ed elementi in cellophane, rhodophane e materiali rielaborati chimicamente, le rivoluzioni compiute per l’emancipazione sociale della donna. Proprio a Venezia, presso la Tessilteca di Palazzo Mocenigo è conservato l’abito realizzato per lei da Ken Scott. Nella sua autobiografia Peggy Guggenheim descrive così la moda nella Serenissima del secolo scorso: “Le signore che se ne vanno in giro con i cappellini con la veletta, guanti e borsa, sembrano ridicole e fuori luogo: in questa città fantastica è d’obbligo indossare solo vestiti fantastici.”

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