Giocare ad artem

Capire che cos’è l’arte è una preoccupazione (inutile) dell’adulto. Capire come si fa a farla è invece un interesse autentico del bambino. Bruno Munari, Verbale scritto, Corraini Edizioni, Mantova, 2008

L’attività creativa cosi come le esperienze ludiche e i momenti di svago sono praticati dall’uomo in ogni epoca e cultura, fin dai primi anni di vita. Numerosi sono gli artisti moderni e contemporanei che hanno realizzato le loro creazioni sulla sottile linea di demarcazione tra arte, gioco e ironia. Nell’arte del Novecento esiste infatti una fortissima relazione con il mondo dell’infanzia: il disegno infantile costituisce un’importante fonte d’ispirazione per la figurazione moderna e l’età della fanciullezza assume uno status significativo al punto tale che alcuni artisti arrivano a sperimentare con veri e propri giochi e giocattoli. A fine Ottocento l’arte naif, caratterizzata dalla semplificazione tecnica e dall’immaginario favolistico, così come l’opera di artisti come Henri Rousseau, detto il Doganiere, suscitano l’interesse e l’ammirazione da parte di artisti come Pablo Picasso e letterati come Guillaume Apollinaire. Proprio Picasso arriva a dichiarare: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. A testimonianza dell’interesse rivolto all’arte infantile nel prima meta del secolo scorso, c’è la mostra Exhibition of Paintings and Drawings by Children che Peggy Guggenheim organizza nell’autunno del 1938 presso la sua galleria Guggenheim Jeune e alla quale prenderà parte anche la figlia Pegeen Vail, allora dodicenne. Pittori e scultori del Novecento guardano al mondo dell’infanzia e spesso inseriscono il gioco all’interno delle loro creazioni, a volte per irriverenza, come nel caso di Marcel Duchamp, e in altri casi, come per Picasso, perché ritengono i bambini i destinatari delle loro creazioni e gli unici in grado di coglierne il significato più profondo. Per Andre Breton e gli artisti surrealisti il gioco, oltre ad allietare le serate, diviene una pratica metodica e di approfondimento cognitivo e creativo.

L’avanguardia surrealista e infatti la principale promotrice dello sviluppo di giochi che spesso presentano una sottile vena ironica. Un esempio è certamente il cadavre exquis, un gioco che consiste nel far comporre una frase o un disegno da più persone senza che nessuna possa conoscere l’intervento degli altri. Nel 1947, Victor Brauner ricava dalle carte dei tarocchi il prototipo della figura di Giocoliere-Mago che utilizza per realizzare il ritratto di se da giovane de Il surrealista (1947) Le scacchiere sono, invece, uno dei soggetti prediletti da Man Ray, certamente affascinato dalla rigida struttura composta da sessantaquattro caselle bianche e nere e dal significato simbolico di campo di battaglia del gioco degli scacchi. Il circo realizzato da Alexander Calder fra il 1926 e il 1931 è probabilmente l’esempio più esplicito di opera in cui arte e gioco arrivano a coincidere. L’ironia, è una giocosa dissimulazione, spesso paradossale, del pensiero. Duchamp, Rene Magritte e Piero Manzoni sono solo alcuni degli artisti che, usando l’ironia nelle loro opere, sono riusciti a mostrare quegli aspetti non immediati, ma che conducono verso una riflessione, a volte anche spietata e cinica, ma molto lucida, sulla realtà. Creatività e gioco sono dunque tra le più antiche forme di espressione umana e hanno in comune l’assenza sia di un “fine” e di un’“utilità”; esse si ritrovano nel mondo dell’infanzia quanto nell’arte del Novecento.

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