Manifesto! Avanguardie storiche e ideologie politiche

Manifesto! Avanguardie storiche e ideologie politiche

“Tutto intorno a voi potete vedere i prodotti di queste pazze canaglie, i sottoprodotti alterati dell’impudenza, dell’inettitudine, della degenerazione. E quello che la presente mostra ha da offrire ci provoca lo stesso disgusto, il più assoluto sconcerto”. 
Discorso pronunciato da Adolf Ziegler all’inaugurazione della mostra Arte degenerata, Monaco di Baviera, 19 luglio 1937 

Il verbo manifestare annovera tra le sue accezioni sia l’atto di rendere noto un determinato pensiero palesandolo, che l’azione che si compie quando si sostiene pubblicamente un concetto o un ideale; il suo participio presente, manifestante, è utilizzato infatti come sostantivo per indicare una persona impegnata in un corteo o in una protesta. Non è dunque un caso che le avanguardie storiche abbiano scelto il manifesto come principale veicolo di comunicazione dei loro precetti e che le stesse si siano, direttamente o indirettamente, confrontate con i movimenti politici e le diverse ideologie europee della prima metà del Novecento.

Le avanguardie che si sviluppano in Italia e in Russia a partire dal 1910 hanno una spiccata caratterizzazione ideologica. Gli artisti futuristi, ad esempio, inneggiano alla rivoluzione mescolando l'ideologia socialista a un marcato patriottismo e alla celebrazione, di stampo fascista, della guerra. Esemplare è, in questo senso, l’opera Manifestazione interventista che Carlo Carrà dipinge nel 1914 e che raffigura il turbinoso volteggiare nell’aria di volantini lasciati cadere da un aereo su Piazza del Duomo e testimonia il sostegno dell’artista all’intervento italiano contro l’Austria nella Grande guerra.

Diversamente, i movimenti Bauhaus e De Stijl hanno un carattere prevalentemente riformistico socialdemocratico e, attraverso la progettazione e produzione di prodotti in serie, promuovono l’uniformazione degli stili di vita e la concezione di una società senza lotta di classe e priva di ceti.

Nel 1937 Pablo Picasso realizza le incisioni Sogno e menzogna di Franco e, alcuni mesi dopo, dipinge Guernica, allegoria del massacro attuato dall'aviazione nazista al servizio di Franco nella città basca. Picasso, che aderisce al Partito Comunista e attacca duramente il dittatore spagnolo,  incarna l'esempio dell'artista politicamente impegnato.

L’attivismo politico degli esponenti delle avanguardie determina dure reazioni da parte dei regimi totalitaristici europei. Fascismo e nazismo condannano questi movimenti come “sovversivi e bolscevichiˮ, mentre lo stalinismo li etichetta come “borghesiˮ. Nella Russia di Stalin e nella Germania di Hitler viene dapprima diffuso il divieto di ogni attività artistica al di fuori delle direttive stabilite per l’arte di stato e, in seguito, vengono messe in atto pesanti misure persecutorie contro i trasgressori. Il 9 luglio 1937 a Monaco di Baviera apre la mostra Entartete Kunst (Arte degenerata), curata da Adolf Ziegler, pittore incaricato di ritirare dai musei tedeschi i dipinti che contravvengono ai principi nazisti; nell’elenco di Ziegler rientrano opere dei principali esponenti delle avanguardie storiche.

In Italia, l’attività di quegli artisti che, come Renato Guttuso e il gruppo milanese Corrente, scelgono di non uniformarsi alle direttive del regime, non celebrandone i fasti e la propaganda e contestandone sempre più esplicitamente la dittatura, assume carattere di opposizione politica.
L’impegno degli artisti permane anche dopo la fine delle dittature totalitaristiche; nel dopoguerra, infatti, le correnti informali protesteranno contro la condizione di alienazione in cui il sistema neocapitalista situa l'individuo e la società. 

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