L'oggetto in dettaglio

L'oggetto in dettaglio

“Secondo la mia opinione l’immaginazione e l’invenzione non possono dare vita a qualcosa di più importante, più bello e più terrificante dell’oggetto comune, amplificato dall’attenzione che noi gli rivolgiamo. Un oggetto solo, di fronte a me solo, esattamente di fronte a me come mi sarebbe piaciuto avere di fronte qualcuno che davvero mi interessa, con una buona luce per osservarloˮ*. Intervista di Maurizio Cattelan a Domenico Gnoli su Flash Art Italia 304, Luglio-Agosto-Settembre 2012

 Il termine “oggettivo” definisce qualcosa di aderente alla realtà dei fatti, di universale e privo di possibilità d’interpretazione.  I movimenti artistici del Novecento operano, con diversi strumenti poetici, per scardinare proprio questo binomio “oggetto-realtà”. La decontestualizzazione, ad esempio, è un processo che prevede dapprima l’isolamento e la successiva rimozione di un oggetto dal contesto originario e, in seguito, l’inserimento dello stesso in un ambiente diverso e inconsueto. Marcel Duchamp sceglie oggetti ordinari, li sradica dal contesto di provenienza emancipandoli dalle rispettive funzioni per elevarli al ruolo di opere d’arte. Giorgio de Chirico, invece, realizza La nostalgia del poeta (1914) componendo elementi diversi che rendono il quadro misterioso e indecifrabile. Il meccanismo apparentemente illogico con il quale de Chirico accosta gli oggetti costituirà un’importante fonte di ispirazione per i surrealisti. L’interesse attorno all’oggetto si può riscontrare anche nella nascita di tecniche artistiche come l’assemblage, composizione tridimensionale di oggetti, e nelle prime sperimentazioni cubiste dei collage polimaterici. Nel 1931 Salvador Dalí conia l’espressione “oggetto a funzionamento simbolico” poi ripresa da André Breton in Situazione surrealista dell’oggetto (1935) e in Crisi dell’oggetto (1936), testi in cui precisa la tipologia di creazioni surrealiste, dove l’oggetto diventa reale e virtuale, mobile e muto, fantasma, interpretato, incorporato o poema-oggetto e dove include anche altri tipi di oggetti funzionali al ribaltamento della percezione sensibile del reale: oggetto naturale, perturbato, trovato, matematico, involontario. Nei suoi rayogrammi Man Ray isola gli elementi tramite un processo creativo volto alla composizione e concettualizzazione degli stessi. Diversamente, René Magritte spoglia gli oggetti da funzioni e significati consueti. Ne La voce dell’aria (1931), i sonagli, stravolti nelle proporzioni, nel peso e nella loro funzione e inseriti in un contesto inusitato, suscitano sorpresa e sconcerto nell’osservatore. La riflessione sugli oggetti si sposta alla loro funzionalità nella produzione di Bruno Munari che nel 1942 pubblica il libro Macchine inutili e nel 1945 crea la “Sedia per visite brevissime”, prodotta in nove esemplari; i materiali della sedia sono convenzionali ma la seduta è inclinata a 45°, invitando metaforicamente l’ospite verso l’uscita. Domenico Gnoli si concentra su oggetti comuni osservati nei loro dettagli. Particolari di vestiti, tavoli, letti e capigliature vengono realizzati dall’artista su tele imponenti. Claes Oldenburg, esponente della Pop Art americana, realizza sculture monumentali dove oggetti comuni sono ironicamente deformati, ingigantiti e reinventati in base a una sorta di espressionismo oggettivo. New Dada e Pop Art attualizzano il processo di decontestualizzazione con finalità diverse da quelle di Duchamp: le lattine di Coca-Cola o le scatole di Campbell Soup di Andy Warhol celebrano, apparentemente senza critica esplicita, il valore iconico del prodotto di consumo.