Eros e erotismo

Eros e erotismo

Vedono; e si profuma il lor pensiero
d’odor di rose e di viole a ciocche,
di sentor d’innocenza e di mistero.

E negli orecchi ronzano, alle bocche
salgono melodie, dimenticate,
là, da tastiere appena appena tocche…

Giovanni Pascoli, Digitale purpurea, in Primi poemetti, Guanda, 2005

 

In una foto di Man Ray del 1921, Marcel Duchamp indossa abiti da donna e guarda dritto in camera con sguardo sensuale e misterioso. È nei panni del suo alter ego femminile, Rrose Sèlavy, un nome emblematico perché suona come il francese “Eros, c’est la vie”. Per Duchamp e molti artisti del Novecento gli istinti e le pulsioni dell’eros, l’amore carnale e il desiderio sono temi da esplorare senza filtri, in forma cruda e realistica. Max Ernst, Salvador Dalí, Man Ray, André Masson nell’elaborazione delle loro opere trattano dell’erotismo e delle sue mille sfumature: sensualità, lussuria, sessualità, desiderio e seduzione. In Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), Freud definisce la pulsione sessuale alla stregua di altri istinti, come nutrirsi, dormire o svolgere altre funzioni fondamentali. Freud contrappone alla pulsione verso la vita (eros) quella che tende alla morte (thanatos). Questo dualismo viene approfondito da molti surrealisti come, ad esempio, Alberto Giacometti che, in Donna sgozzata (1932) rappresenta una figura femminile vittima e carnefice della bramosia maschile. Se in La vestizione della sposa (1940) di Max Ernst, la sessualità è disinibita ed esplicita, in La nascita dei desideri liquidi (1932) di Salvador Dalí, essa viene celata come se fosse l’esito di narrazioni oniriche o inconsce.

Fin dagli esordi, l’erotismo compare nelle arti, assumendo forme diverse a seconda dell’epoca storica. Nel mondo antico, le pulsioni e gli istinti dell’eros sono protagonisti di miti, opere in prosa o in versi, affreschi e sculture. Eros, Leda e il Cigno, Amore e Psiche sono solo alcuni esempi di miti che raccontano la passione amorosa. Nel mondo latino l’amore carnale è cantato nelle poesie proibite di Catullo, nei versi di Saffo, nell’Ars amatoria di Ovidio o nelle epigrafi di Marziale.

Questa libertà nel trattare temi erotici viene meno durante il Medioevo, quando la dottrina cristiana bandisce il genere relegandolo all’ambito dell’osceno. Eppure l’erotismo non cessa di essere esaminato come nel Decameron di Giovanni Boccaccio, opera ritenuta immorale e censurata. Con il Rinascimento la nudità torna ad essere simbolo di bellezza e portatrice di seduzione erotica, spesso celata. Numerosi sono gli esempi di opere nei secoli successivi: La Venere di Urbino di Tiziano del 1538, con sguardo provocatorio, nasconde il pube con una mano; Maria Maddalena del Caravaggio (1594-95) è ritratta sensuale e provocante come Lena Antognetti, la prostituta, scelta dall’artista come modella per quest’opera; Santa Teresa di Lorenzo Bernini, scolpita nel 1647, in estasi assume posa e sguardo propri dell’eccitazione sessuale; Al Salon di Parigi del 1865, Édouard Manet espone l’Olympia, una figura femminile nuda, sfacciata e senza pudore che fa sorgere uno scandalo tra la critica e il pubblico conservatore. Ne L’origine del mondo (1866) di Gustave Courbert l’organo sessuale femminile è dipinto in primo piano e in maniera realistica.

Le donne dipinte da Gustav Klimt sono idoli bellissimi, a volte madri altre volte donne fatali, sensuali e provocanti. Diversamente, l’erotismo di Egon Schiele è tormentato, intenso, diviso tra eros e thanatos. Il tema dell’erotismo è a tutt’oggi trattato da numerosi artisti contemporanei, come Jeff Koons, Takashi Murakami, Paul McCarthy, Louise Bourgeois, Carol Rama.