Storia del collezionismo femminile

Storia del collezionismo femminile

“Quell’oscura smania che spinge tanto a mettere insieme una collezione quanto a tenere un diario, cioè il bisogno di trasformare lo scorrere della propria esistenza in una serie d’oggetti salvati dalla dispersione, o in una serie di righe scritte, cristallizzate fuori dal flusso continuo dei pensieri”
Italo Calvino, Collezione di sabbia, Garzanti, Milano 1984

Il collezionismo affonda le sue radici nell’antica Grecia e nel periodo della Roma classica, dove non solo compaiono le prime collezioni di opere scultoree e pittoriche ma anche i primi dactylotheca, collezioni scientifiche di gemme e pietre preziose. È però con il Rinascimento che nasce il concetto di collezionismo moderno e alcune sue nuove declinazioni, come i “gabinetti delle meraviglie” o Wunderkammer, dove esemplari di storia naturale, monete, strumenti, carte geografiche, invenzioni meccaniche e rarità archeologiche vengono raccolte insieme a opere d’arte con uno scopo didattico e di indagine scientifica. Tra le prime collezioni, proprio in epoca rinascimentale, spunta anche quella di una donna: Isabella d’Este, moglie di Francesco Gonzaga, aveva ben due spazi adibiti all’esposizioni di opere d’arte: lo studiolo e la grotta. Questi luoghi venivano mostrati agli ospiti per dare vanto e lustro alla signoria e avevano anche una finalità educativa.  Un collezionismo al femminile comincia già ad emergere, anche se diventerà significativo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando compaiono sulla scena artistica figure come Potter Palmer, Isabella Stewart Gardner, Gertrude Stein o la Marchesa Luisa Casati, proprietaria di Palazzo Venier dei Leoni prima di Peggy Guggenheim. In questo periodo, il collezionismo americano si espande per la necessità dei facoltosi imprenditori di legittimare l’ambizione verso l’affermazione sociale e il desiderio di educare le generazioni successive. Tali motivazioni porteranno questi nuovi collezionisti a donare le loro collezioni a musei pubblici o, addirittura, a fondarne di nuovi, come nei casi della Frick Collection e della Fondazione Solomon R. Guggenheim.

Il collezionismo femminile è stato senza dubbio una parte rilevante di questo fenomeno: il Museum of Modern Art di New York è fondato nel 1929 da un trio femminile composto da Abby Aldrich Rockfeller, Mary Quinn Sullivan, Lillie P. Bliss; il Whitney Museum of American Art di New York è fondato nel 1931 dalla scultrice Gertrude Vanderbilt Whitney. Anche l’apertura del Museo Solomon R. Guggenheim è legata a una figura femminile, la baronessa Hilla Rebay, consigliera artistica di Solomon R. Guggenheim e prima curatrice e direttrice del museo. In questo clima di fervore culturale e artistico, a partire dagli anni ’30 si forma la collezione di Peggy Guggenheim, che continua a crescere e ad arricchirsi negli anni seguenti. La collezione si strutturò come un compendio delle avanguardie della prima metà Novecento, con finalità museali già alle sue origini, oltre alla promozione di artisti contemporanei emergenti.  La tradizione delle donne collezioniste prosegue fino al giorno d’oggi con figure di spicco quali, per citare esempi italiani, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Miuccia Prada e Laura Mattioli che promuovono una missione educativa creando o sovvenzionando fondazioni d’arte, artisti contemporanei e musei in tutto il mondo. Assunti fondamentali per queste grandi collezioni risultano essere, dunque, trasmettere la memoria di chi colleziona, conservare le opere d’arte e formare le generazioni presenti e future.

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