
La paura
La paura è uno dei sentimenti principali della sfera emotiva e lo strumento di difesa che ha consentito al genere umano di sopravvivere ed evolversi nel corso dei millenni. È la paura ad allertare i sensi, i cui stimoli portano al batticuore, all’aumento di adrenalina, alla sensazione di ansia, al bisogno di aiuto e alla voglia di fuggire, comportamenti grazie ai quali si cerca di evitare un pericolo imminente. Il filosofo greco Epicuro, fondatore nel IV secolo a.C. della scuola filosofica dell’epicureismo, descrive il timore degli Dei e della morte come le principali fonti di paura dei tempi antichi. A seconda dei differenti ambiti culturali e delle diverse epoche, nel corso della storia si sono succedute varie fonti di paura, come le tenebre, le tempeste, le bestie feroci, sciagure, carestie, cataclismi o epidemie. Nel Medioevo, epoca segnata dalla peste, dall’Inquisizione e anche dalla caccia alle streghe, si osservano con frequenza rappresentazioni catastrofiche e scene infernali in tutti i campi del sapere. Nella seconda metà del Quattrocento, le opere dell’artista olandese Hieronymus Bosch, come il Trittico del Giardino delle delizie: Inferno (1480–90), presentano immagini apocalittiche con raffigurazioni demoniache mostruose. In pieno Romanticismo, lo svizzero Henry Füssli dipinge L’incubo (1781) e Francisco Goya Il sonno della ragione genera mostri (1797), opere che interpretano le paure più recondite dell’essere umano espresse tramite i sogni. Nell’Ottocento nasce il romanzo gotico, genere letterario di cui Frankenstein di Mary Shelley (1816) e Dracula di Bram Stoker (1897) rappresentano due celebri esempi.È del 1812 la prima raccolta di fiabe dei fratelli Grimm, due linguisti e filologi tedeschi, le cui storie, nella versione originale non concepita esclusivamente per bambini, comprendono dettagli molto realistici, cruenti e terrificanti, poi omessi nella versione finale giunta ai giorni nostri. Durante il Novecento, secolo segnato da regimi dittatoriali e da due guerre mondiali, le opere di artisti, scrittori, scienziati e filosofi traducono una società lacerata dall’inquietudine dilagante e dalla tragicità degli eventi. Nel 1910, L’urlo dell’artista norvegese Edvard Munch sintetizza queste emozioni sul volto deformato di un uomo. Le condizioni della società e le teorie psicanalitiche di Sigmund Freud influenzano la poetica surrealista, che si fonda sulla forza dell’inconscio, del sogno, dell’immaginazione e dei comportamenti innati. In Coppia zoomorfica (1933) di Max Ernst appaiono ombre spaventose; lo stesso Ernst ne La vestizione della sposa (1940) cita un piccolo mostro di Bosch; in un gruppo di opere del 1930–33, Alberto Giacometti usa la tecnica surrealista degli accostamenti sconcertanti e della distorsione per esprimere le paure del subconscio. Anche l’americano Clyfford Still evoca, in Jamais (1944), un senso di angoscia profonda con l’urlo straziante di Demetra in cerca della figlia Persefone. Nel corso dei secoli, l’uomo ha raccontato, rappresentato e interpretato le paure più profonde con finalità, di volta in volta, catartiche, educative, intellettuali e artistiche e con l’intento di esorcizzare inquietudini, angosce e tormenti.