Arte e design

Arte e design

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si manifesta un interesse sempre crescente  nei confronti della riproducibilità dell’arte. Una vera e propria tendenza verso il multiplo si attua grazie alle avanguardie storiche,  che se da un lato si mostrano intente  a trasformare il concetto di unicità dell’arte, favorendone una nuova fruizione estetica, dall’altro ne rivendicano il ruolo all’interno della società, incoraggiandone una diffusione maggiore e più democratica. La necessità di disseminare i valori delle avanguardie nella società e la volontà  di attirare l’attenzione della gente comune, fanno sì che la maggior parte dei principali movimenti artistici, dal Futurismo al Neoplasticismo, dal Dada fino al Surrealismo, si dedichino alla produzione di oggetti, vestiti, mobili, piatti, porcellane e persino giocattoli. Gli ideali artistici vengono così declinati  in un’operazione volta a entrare  nella quotidianità e influenzare gli atteggiamenti e le scelte della società tramite un processo che tramuta l’idea in utopia. Nel 1914 Giacomo Balla pubblica, con  il titolo Le Vetement masculin futuriste, 
il manifesto della moda futurista, che  in seguito esce in Italia con il titolo Il vestito antineutrale. L’entusiasmo del Futurismo nei confronti della modernità e della tecnologia si traduce anche nella moda, con abiti dai colori squillanti che presentano asimmetrie e studi di dinamismo.  Il modo di vestire tradizionale viene definito “desolante, funerario e deprimente”  e rivoluzionato da modelli futuristi, come  il Vestito rosso in un solo pezzo di Carlo Carrà, il Vestito bianco-rosso-verde di Umberto Boccioni, il Maglione verde e giacca rossa  e bianca di Luigi Russolo. L’attenzione di Balla per il design supera i confini della moda  per interessare anche l’arredamento, come nel caso della camera dei bambini (1932) e la produzione di oggetti, come i fiori  futuristi e i set da caffè. Nei primi due decenni del ‘900 anche l’avanguardia russa sta ricercando la modalità per tradurre gli ideali artistici suprematisti in oggetti nuovi, funzionali e tangibili, come dimostrano le ceramiche realizzate da Vasily Kandinsky, Kazimir Malevich e Nikolai Suetin. L’approccio multidisciplinare tra arte, architettura e design è il fondamento del Bauhaus, scuola che prende avvio a Weimar, in Germania, nel 1919, e che rappresenta un’esperienza di riferimento per i movimenti legati al razionalismo e al funzionalismo  in architettura. Vi contribuiscono, in qualità di docenti, artisti come Theo van Doesburg, Paul Klee, Vasily Kandinsky, Josef Albers, László Moholy-Nagy e Oskar Schlemmer. Anche Sonia Delaunay, moglie dell’artista Robert Delaunay, supera la pratica pittorica indirizzando la propria ricerca artistica verso la produzione di tessuti, stoffe, vestiti, ambienti e creazioni astratte. Nel 1924 apre  il suo Atelier simultané, un laboratorio dove, in piena armonia creativa, vengono abbattuti  i tradizionali confini tra le arti. Nel secolo scorso il concetto di unicità dell’opera d’arte, già messo in crisi  da Marcel Duchamp, Man Ray e dai dadaisti, e la fascinazione verso la sua riproducibilità, interessa artisti diversi e modalità tra le più varie: dal Nouveau Réalisme all’Arte Optical, da Fluxus fino alla proliferazione commerciale dell’oggetto artistico indotta da Andy Warhol e dalla Pop Art.