GIALLO

GIALLO

L’etimologia della parola “giallo” rivela la caratteristica principale del colore primario più luminoso in assoluto, un colore caldo dai mille significati e dalle numerose gradazioni: la radice indoeuropea ghel- significa,
infatti, “brillante, splendente”. Il giallo è il colore del Sole e ha accompagnato l’uomo fin dalle origini. Le ocre gialle,
grazie alla facilità con cui è possibile reperirle in natura, sono utilizzate sin dall’epoca preistorica, quando gli unici altri colori a disposizione erano il rosso, il bianco e il nero. Il giallo è noto ai Babilonesi, che lo utilizzano per decorare le ceramiche, e agli Egizi, che vi associano concetti di eternità e immortalità. Nel corso del Medioevo, in Occidente il giallo assume una doppia valenza a seconda delle sue tonalità. L’oro, per la sua lucentezza e per le difficoltà nel produrlo, diviene sinonimo di regalità e viene usato per le rappresentazioni di Dio e dei santi.
Nella cupola della Basilica di San Marco a Venezia (XI sec.), ad esempio, le figure sacre sono immerse in luminose campiture dorate. Il giallo comune, invece, finisce per assumere un significato negativo, tanto che viene associato alla rappresentazione di atti immorali, come la falsità e il tradimento.
Non a caso, nel ciclo di affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova (XIV sec.), Giuda Iscariota indossa un mantello giallo. In epoca moderna è Johann Wolfgang von Goethe a parlare, nella Teoria dei colori (1810), della forza del colore giallo, primo colore in assoluto ad essere trasmesso dalla luce. Vincent van Gogh, autore dei Girasoli (1888–1889), usa abbondantemente il giallo fino a farlo diventare un’ossessione personale. Dipinge i girasoli in una casa ad Arles, in Francia, le cui pareti, scrive, sono dipinte di un colore “giallo burroso”. Gustav Klimt visita più volte Ravenna e la Basilica di San Vitale (VI sec.), luogo simbolo del mosaico bizantino dorato, che lo affascina e lo influenza ampiamente, come dimostrano le sue opere, ad esempio Il bacio (1908–1909). Per Vasily Kandinsky il giallo
è pura energia, è irrazionalità ed eccitazione, e corrisponde al suono di una tromba. Nonostante sia associato all’energia e alla forza, proprio a causa della luce e del Sole, il giallo è spesso collegato anche a stati di cattiva salute o a emozioni negative, come la gelosia e l’invidia, probabilmente a causa del fatto che la bile è gialla e che le forti emozioni, come un eccesso di collera, possono provocare un travaso di bile. Nella vita quotidiana il giallo viene utilizzato per invitare ad agire con prudenza vuoi nella segnaletica stradale o in alcune discipline sportive. Nella lingua italiana, il giallo è arrivato
a definire un genere letterario, analogo al poliziesco, al noir francese o al thriller anglosassone, ambito nel quale nasce
nel corso dell’Ottocento. La definizione italiana dipende dal colore delle copertine della collana di libri della casa editrice Mondadori che iniziò a pubblicare celebri romanzi polizieschi. Il giallo è un colore primario, insieme al rosso e al blu: i tre colori sono impiegati nelle opere neoplastiche di Piet Mondrian. Alcune sculture di Constantin Brancusi sono lucenti, leggere, quasi incorporee, grazie all’ottone lucidato che diventa dorato, come nel caso di Uccello nello spazio (1932–1940) o di Maiastra (1912 c.), nelle quali è possibile addirittura specchiarsi. Il pittore Afro Basaldella,
in Paese giallo (1957), offre interessanti riflessioni sull’utilizzo delle varie tonalità di giallo per creare ambienti luminosi, in questo caso ispirati probabilmente alla radiosa laguna veneziana. Per rimanere in territorio lagunare, il pittore veneziano Edmondo Bacci crea dipinti che sembrano scoppiare di luce ed energia, con campiture di giallo che è luce, bagliore, riverbero, come nel dipinto Avvenimento #247 (1956).