IL MISTERO DELL’UNIVERSO

IL MISTERO DELL’UNIVERSO

Fin dall’antichità l’uomo ha cercato risposte ai grandi misteri dell’universo nell’osservazione degli eventi celesti e nello studio di fenomeni come i cicli del cielo, il sorgere e il calar del sole, l'analisi delle fasi lunari, le congiunzioni dei pianeti, la distribuzione delle stelle. Non è un caso che una delle scienze naturali più antiche, documentata nelle prime civiltà della storia dell’umanità, sia l’astronomia: Babilonesi, Cinesi, Egizi, Greci e Maya eseguivano osservazioni metodiche del cielo, e quanto da loro scoperto continua, ancora oggi, a condizionare la vita di tutti noi. Le origini e la storia dell’astronomia sono segnate da numerosi scienziati, che nel corso dei secoli hanno contribuito al perfezionamento delle conoscenze dell’uomo in materia: dagli studiosi mesopotamici si arriva ad Anassimandro (VII–VI secolo a.C.) e Claudio Tolomeo (100–175 c.), e passando per l’astronomia moderna di Niccolò Copernico (1473–1543), Galileo Galilei (1564–1642) e Isaac Newton (1642–1726) si giunge alle recenti scoperte di scienziati come Margherita Hack (1922–2013) o Stephen Hawking (1942–2018). Nell’antichità l’osservazione del cielo serve principalmente alla misurazione. L’analisi accurata del moto del Sole permette all’uomo di determinare un calendario che gli consente, ad esempio, di prevedere il susseguirsi delle stagioni e di ottimizzare i tempi di agricoltura, allevamento e caccia. Furono i Babilonesi ad assegnare i nomi dei giorni della settimana in base al principio secondo cui i corpi celesti governano, uno dopo l’altro, la prima ora di ogni giornata.
I nomi, poi ereditati dai Romani, stabiliscono che lunedì è il giorno della Luna, martedì di Marte, mercoledì di Mercurio, giovedì di Giove, venerdì di Venere, sabato di Saturno, mentre il giorno del Sole (“Solis dies”), dopo la diffusione del cristianesimo, diviene “dominica” ovvero il giorno del Signore.
Nel II secolo a.C. i Babilonesi notano che i pianeti si muovono su un’ellissi divisa in dodici settori corrispondenti alle costellazioni zodiacali. Si crede che siano stati proprio i Babilonesi a istituire il primo sistema organizzato di astrologia, ovvero la capacità di prevedere avvenimenti terreni su base astronomica, che porterà a un’interpretazione premonitrice del comportamento umano, individuale e collettivo. Ancora oggi, gli astrologi osservano e interpretano le costellazioni, i dodici “segni” zodiacali. Secondo la tradizione astrologica occidentale, ogni individuo appartiene a un segno zodiacale a seconda della posizione del Sole al momento della nascita, che ne determinerebbe personalità e attitudini. Nella Divina Commedia (inizio del XIV secolo) Dante Alighieri cita i sette pianeti visibili dalla Terra, numerose costellazioni, alcune stelle e lo zodiaco. L’affascinante repertorio delle immagini zodiacali, con la loro complessità e raffinatezza, decora molti edifici pubblici, come la Torre dell’Orologio a Venezia (1496-1499) o gli affreschi astrologici (1425 e il 1440) del Palazzo della Ragione a Padova. Tanti artisti hanno sollevato lo sguardo verso il cielo per osservarne i fenomeni naturali, per comprenderne il funzionamento, scoprirne i segreti, osservarne la bellezza o per rispondere all’ancestrale attrazione dell’uomo verso i misteri dell’universo. Nel 1303 Giotto affresca L’adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni a Padova raffigurando la cometa di Halley, e tra il 1575 e il 1580 Tintoretto dipinge L’origine della Via Lattea, secondo la mitologia greca. Tra i cieli più famosi dell’epoca moderna figurano certamente Notte stellata (1889) di Vincent van Gogh, le Costellazioni disegnate da Pablo Picasso nel 1924, e la famosa serie Costellazioni 23 dipinti realizzati a partire dal 21 gennaio 1940, di Juan Miró. Max Ernst, appassionato di astronomia, nel 1923 illustra le tavole del libro L’esercizio illegale dell’astronomia. In Corpi celesti (1946), l’artista messicano Rufino  Tamayo rappresenta un cielo stellato che segue uno schema geometrico dominato dalle grandi forze che muovono l’universo, mentre nel 1966 Alexander Calder crea Luna gialla, un mobile con stelle e pianeti orbitanti ispirato da un ricordo del 1922, quando assiste a un Sole nascente e una Luna piena calante su orizzonti opposti.