COMPOSIZIONE

COMPOSIZIONE

Il verbo “comporre” descrive l’azione generica del mettere insieme più elementi ordinatamente e organicamente. Per questo la parola “composizione” può essere usata negli ambiti più disparati e con accezioni diverse. Un mosaico, ad esempio, è composto da tante tessere, una serie di versi compongono un poema, una sinfonia è un componimento di note e melodie di tanti strumenti, le molecole definiscono la composizione chimica di una sostanza. Nelle arti visive si definisce composizione il modo in cui diversi elementi sono organizzati secondo determinate scelte formali. L’organizzazione compositiva e la disposizione di un soggetto in uno spazio sono importanti per l'impatto che esercitano dal punto di vista psico-percettivo sull’osservatore. Una composizione centrale e frontale come quella del ritratto di Napoleone I sul trono imperiale (1806) di Jean-Auguste-Dominique Ingres restituisce al soggetto un carattere ufficiale e solenne. Diversamente, composizioni meno simmetriche ed equilibrate, come quella de La zattera della Medusa (1818–1819) di Théodore Géricault, determinano un senso di dinamismo ed esprimono il predominio dell’irrazionale. Esistono diversi modi di interpretare una composizione. Nei primi anni del Novecento le soluzioni formali delle avanguardie storiche rompono gli schemi compositivi tradizionali. La ricerca cubista, ad esempio, porta alla demolizione della prospettiva, alla destrutturazione degli oggetti e alla simultaneità dei piani. In letteratura, la Divina Commedia (inizio del XIV sec.), si contraddistingue per una composizione solida e strutturata, che rispecchia una concezione dell’universo ordinata, geometrica e perfetta. Il poema si basa sul 3, numero che rimanda al divino: 3 sono le cantiche, che corrispondono ai 3 regni dell’oltretomba (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ciascuna divisa in 33 canti, ognuno dei quali è organizzato in terzine. Se il poema dantesco risponde a un canone di ordine ed equilibrio, nei secoli le strutture compositive tradizionali vengono via via rifiutate. Già durante il Romanticismo, poeti come Ugo Foscolo stravolgono le configurazioni classiche della poesia, scardinando la rigida struttura sintattica e metrica dei sonetti preferendo versi endecasillabi raggruppati in quartine e terzine alternate, per conferire un ritmo incalzante e maggiore tragicità, come in Alla sera (1803) o in A Zacinto (1803). Molteplici sono le sperimentazioni attorno alla composizione tra gli esponenti delle avanguardie storiche del Novecento. Vasily Kandinsky, padre dell’astrazione lirica e grande appassionato di musica, inserisce i suoi dipinti in tre categorie: Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni. Le Composizioni sono combinazioni
di segni e colori orchestrati tra loro “con ragione, consapevolezza, intenzionalità e scopo” (Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1910), al pari di una composizione sinfonica, in cui coesistono suoni prodotti da una moltitudine di strumenti.
Se l’astrazione geometrica di Piet Mondrian possiede una solidità compositiva fondata sul rigore formale dell’ortogonalità tra rette verticali e orizzontali, quella di Theo van Doesburg contempla la presenza della linea obliqua, tanto che un suo celebre dipinto, intitolato non a caso Contro-composizione XIII (1925–1926), fa da contrappunto a Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939 (1938–1939) che Mondrian realizza qualche anno dopo.