Erorre

Erorre

Quando salpa dalla Spagna il 3 agosto 1492, Cristoforo Colombo (1451–1506) è convinto di raggiugere le Indie navigando nell’Oceano Atlantico verso ovest. I calcoli dell’esploratore italiano sono però sbagliati: Colombo ritiene che la Terra abbia una circonferenza di misura inferiore ed è sicuro di poter raggiungere l’Oriente in tempi rapidi. Dopo circa 2 mesi, il 12 ottobre 1492, approda su una terra sconosciuta scoprendo, per errore, il cosiddetto “Nuovo Mondo”. È curioso che l’inizio della colonizzazione delle Americhe, uno dei fenomeni più complessi della storiografia mondiale, sia avvenuto a causa di un errore di calcolo e di un evento fortuito. Etimologicamente, la parola “errore” deriva, infatti, dal verbo “errare” che significa non solo “sbagliare” ma anche “vagare” o “peregrinare”. Questa duplice accezione del verbo “errare” delinea una caratteristica propria dell’errore, ovvero l’azione di allontanarsi dalla via tracciata abbandonando quanto è noto o considerato giusto e vero. Sbagliare fa parte della natura umana e questo concetto è ben espresso dalla locuzione latina “errare humanum est” che sintetizza quanto l’uomo sia un essere imperfetto e fallibile. Il filosofo Karl Raimund Popper (1902–94) scrive: “Nella scienza, come nella vita, vige il metodo dell’apprendimento per prove ed errori, cioè di apprendimento dagli errori” (Epistemologia, razionalità e libertà, 1972), spiegando in poche parole il detto “sbagliando s’impara”. In pedagogia e psicologia l’errore è considerato un mezzo indispensabile per la crescita personale dell’individuo: secondo le neuroscienze, infatti, l’uomo impara più dagli errori che dai propri successi. Come spiega lo psicoanalista Sigmund Freud (1856–1939) con il lapsus (detto freudiano), l’errore talvolta può essere inconsapevole, come quando, ad esempio, sostituiamo involontariamente una parola con un’altra. Tutt’altro che inconsapevole è l’errore che commettono poeti o scrittori quando vengono meno a regole grammaticali o metriche per rendere i propri scritti più incisivi; in questo caso si parla di licenze poetiche.

Anche nella storia dell’arte ci sono stati momenti in cui si è sentito il bisogno di scardinare le convenzioni e allontanarsi dalle regole comunemente accettate a favore di un nuovo modo di rappresentazione ed espressione. Le avanguardie storiche e i movimenti artistici del secolo scorso si sono rivelati dirompenti proprio perché hanno adottato soluzioni artistiche e nuovi processi che fino ad allora erano considerati “errori”, ovvero soluzioni non convenzionali. Tra questi si possono citare, ad esempio, la noncuranza delle proporzioni e della prospettiva nella Pittura metafisica di Giorgio de Chirico (1888–1978), il moltiplicarsi dei punti di vista nelle opere cubiste o le cornici dipinte dai futuristi, l’utilizzo di colori non realistici nei primi quadri di Vasily Kandinsky (1866–1944), le associazioni improbabili e i paradossi dei surrealisti come in L'impero della luce di René Magritte (1898–1967) o il colore sgocciolato di Jackson Pollock (1912–56) e le sbavature di Arshile Gorky (1904–48).

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