Verde

Verde

Associato alla natura, ai boschi, alle foreste e alla crescita rigogliosa delle piante, il verde è da sempre simbolo di vita, fertilità e rinascita. Grazie all’impiego delle erbe nella preparazione dei farmaci naturali, con il verde ci si riferisce storicamente anche ai concetti di speranza, salute e salvezza. Eppure questo colore spesso viene attribuito anche a valori diametralmente opposti, venendo associato al diavolo, a esseri mostruosi o alla stregoneria. Il motivo di questa ambivalenza è da ricercarsi nel fatto che, seppur onnipresente in natura, si tratta di un colore chimicamente instabile. Non solo, per molto tempo è stato un colore difficile da sintetizzare e, una volta prodotto, molto tossico perché a base di arsenico. Per tutte queste ragioni è collegato anche a tutto ciò che nel mondo è mutevole, insicuro o addirittura pericoloso. Il verde è il colore del consenso e del via libera, tanto che nel semaforo indica ad auto e pedoni il passaggio sicuro. In passato, in contesti socio-politici, il verde ha indicato la libertà: è il colore degli indumenti dei contadini tinti in casa con piante e vegetali e per questo, negli anni della Rivoluzione francese, è stato considerato il colore “anti regime”, contrapposto al rosso della nobiltà e delle classi alte. Oggi, nel contesto socio-politico, il verde contraddistingue i movimenti ambientalisti di tutto il mondo che promuovono le cosiddette “politiche verdi”. Nella storia del mondo occidentale, tuttavia, il verde è stato un colore di secondo piano. Diversamente, è stato fondamentale per la cultura islamica sin dalle origini. Il verde tuttora compare in alcune bandiere di paesi islamici e nelle decorazioni di edifici religiosi. È un colore molto sentito nello spirito della cultura araba, nel cui ambito simboleggia felicità e successo. In Siria, ad esempio, per augurare buon anno lo si augura “verde”. Nelle arti visive molti artisti hanno usato il cosiddetto “verde smeraldo”, una tinta che prende il nome dalla celebre pietra preziosa. Gli impressionisti, sposando la poetica dell’en plein air, non possono fare a meno di usarlo. Ad esempio, Claude Monet (1840–1926) dipinge un emblematico olio intitolato Lo stagno delle ninfee.

Armonia verde (1899) nel suo giardino di Giverny, in Normandia, tra salici e rigogliosi cespugli che incorniciano il laghetto con le ninfee.

Negli stessi anni, in Inghilterra, i Preraffaelliti usano il verde in scene mistiche ed estetizzanti come nel celebre dipinto Ophelia (1851) di John Everett Millais (1829–96), in cui la donna galleggia in un fiume immerso in una vegetazione florida e lussureggiante.  Per i surrealisti il verde è il colore che descrive i mondi onirici che gli artisti esplorano sulla tela. Questo colore la fa da padrone nelle selve di Henri Rousseau (1884–1910), il Doganiere, che dipinge ossessivamente foreste incantate frequentate da spiriti benigni, mentre Max Ernst (1891–1976) lo impiega per rappresentare situazioni ben diverse: in paesaggi apocalittici, come in Europa dopo la pioggia II (1940–42), o per la pelle di strane creature, come in La vestizione della sposa (1940). Il pittore britannico Graham Sutherland (1903–80) usa un verde a tratti acido per raffigurare una natura destrutturata e irriconoscibile, che diventa, con quelli che sembrerebbero bulbi oculari e zampe allungate, un mutante minaccioso, come in Forma Organica (1962–68). In Rosso verde (1964), Ellsworth Kelly (1923–2015) crea, invece, un contrasto molto forte tra il verde e il rosso, suo colore complementare, in uno dei suoi celebri hard edge painting, dipinti dai contorni netti.

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