Spazio

Spazio

Tutto ciò che costituisce la realtà ha un volume e occupa una porzione di ciò che comunemente chiamiamo spazio, ovvero un’entità indefinita e non limitata entro la quale si trovano tutte le cose materiali. Lo spazio è un concetto, proprio come il tempo o l’origine del mondo, sul quale grandi pensatori di ogni epoca si sono interrogati. Nei secoli è stato concepito, a volte, come una proprietà stessa della materia o, in altri casi, come uno scenario immobile in cui i corpi si muovono. Diversamente dal filosofo e matematico Gottfried Leibniz (1646–1716), per il quale lo spazio è un insieme di relazioni tra gli oggetti, Isaac Newton (1643–1727) definisce lo spazio assoluto come un sistema infinito, isotropo e omogeneo, esistente a prescindere dalla relazione con le cose sensibili, e che insieme al tempo assoluto costituisce il contesto in cui avvengono i fenomeni naturali. La teoria newtoniana subisce una sterzata con l’elaborazione di una delle grandi rivoluzioni della fisica moderna, la teoria della relatività di Albert Einstein (1879–1955), secondo cui lo spazio è strettamente collegato al tempo, due concetti quindi non assoluti ma relativi. In astronomia si parla di spazio cosmico per indicare il luogo in cui si trovano e si muovono i corpi celesti; in fisica lo spazio è un’estensione tridimensionale in cui oggetti ed eventi hanno direzioni e posizioni tra loro in relazione; in matematica il termine indica lo spazio geometrico la cui misurazione costituisce da sempre un’esigenza dell’essere umano. Di un oggetto materiale presente nello spazio si possono misurare la lunghezza, la cui unità di misura convenzionale è il metro, l’estensione, stimabile attraverso più misure, e il volume, che aggiunge al calcolo una terza dimensione, la profondità. L’idea di spazio accomuna arte, architettura e paesaggio ed è strettamente correlata al concetto di forma. Da sempre la rappresentazione di un soggetto e gli studi sullo spazio sono stati oggetto d’indagine da parte degli artisti, che cercano di contestualizzare il proprio lavoro in un luogo definito per creare con esso una relazione. Nella scultura antica, ad esempio, la tecnica del “tutto tondo” nasce dall’esigenza di scolpire una figura tridimensionale da osservare da più punti di vista.

Fino al Medioevo si nota un grande interesse per la profondità, ma è con l’invenzione della prospettiva che si riesce finalmente a rappresentare pittoricamente la percezione dello spazio tridimensionale. L’indagine del concetto di spazio ha il suo culmine nella ricerca spazialista del ‘900, quando, attraverso l’opera d’arte, si affronta il problema della percezione onnicomprensiva dello spazio inteso come somma delle categorie assolute di Tempo, Direzione, Suono e Luce. Nel Manifesto bianco (1946), Lucio Fontana (1899–1968) teorizza un’arte che rifiuta l’immagine naturalistica servendosi di altri mezzi per la rappresentazione. Se Fontana compie un gesto drastico e rivoluzionario, bucando o tagliando la tela per dimostrare la fisicità dello spazio, i pittori spazialisti come Mario Deluigi (1901–78) o Tancredi Parmeggiani (1927–64) affrontano il problema spaziale attraverso un’indagine sul concetto di vuoto e una riflessione sulla luce.

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