Esseri immaginari e metamorfici

Esseri immaginari e metamorfici

È un animale con una gran coda, lunga molti metri, simile a quella di una volpe. A volte mi piacerebbe tenerla in mano, ma è impossibile: l’animale è sempre in movimento, la coda va sempre di qua e di là. La bestiola ha qualcosa del canguro, ma la testa piccola e ovale non è caratteristica e ha qualcosa di umano; solo i denti hanno forza espressiva, che li nasconda o che li mostri
Franz Kafka, Preparativi di nozze in campagna, Mondadori, Milano 1994

Argo, il gigante dai cento occhi, Cerbero, il custode dell’oltretomba, l’Idra di Lerna, serpente dalle sette teste, la Chimera, la Sfinge, il Minotauro, e ancora i ciclopi e le sirene sono soltanto alcuni dei moltissimi esseri immaginari che popolano il mondo dell’arte e della letteratura. Alla mitologia greco-romana appartengono le arpie, il basilisco e i satiri, di derivazione biblica sono invece le straordinarie figure del Leviatano e di Beemot, mentre in estremo oriente nascono le figure demoniache di Alu e Labartu. Questo patrimonio di creature zoomorfe, antropomorfe e ibride si è trasmesso nei secoli influenzando, di volta in volta, le diverse forme d’arte. Nel Medioevo, in particolare, si assiste a un’importante rielaborazione simbolica e iconografica di questi soggetti. Ne sono un esempio i bestiari dove scienza, mito e magia si fondono dando origine a un universo complesso fatto di stratificazioni di culture e tradizioni precedenti. Risalgono al Duecento le drôleries, termine francese con il quale si indicano forme figurative di carattere bizzarro che abbondano ai margini dei manoscritti miniati, con varie combinazioni di parti animali, umane e vegetali. Nel Rinascimento sono sicuramente le opere del fiammingo Hieronymus Bosch ad arricchire il panorama artistico di esseri fantastici. Nella sua opera più ambiziosa, il trittico de Il giardino delle delizie (1480–90 c.), la mescolanza di corpi viventi e materie inanimate genera un complesso immaginario figurativo, spesso analizzato sulla base di simbologie derivanti dall’astrologia, dal folclore, dal subconscio e dall’alchimia. In ambito letterario è soltanto nell’Ottocento che, grazie al saggio di Charles Nodier. Il fantastico in letteratura (1830), si traccia una storia del genere fantastico. Nodier si propone di mostrare come questo filone letterario sia nato e si sia sviluppato, andando a includere la fiaba, genere poco investigato e considerato minore. Nel Novecento scrittori come Franz Kafka, John R. R. Tolkien, Michael Ende e movimenti artistici come il Surrealismo, che annovera tra le sue fila artisti quali Max Ernst, Salvador Dalí, Joan Miró, Victor Brauner, Yves Tanguy, attingono ampiamente al genere fantastico, contribuendo alla sua divulgazione.  Nelle opere dei surrealisti l’immaginario figurativo riflette l’emergere dell’inconscio tramite la ricerca della libera associazione di pensieri e immagini; attraverso deformazioni surreali ed espressionistiche, questi artisti rappresentano figure metamorfiche, citazioni mitologiche ed esseri immaginari frutto della loro fantasia. Esempi significativi di questo interesse verso l’immaginario fantastico sono: Max Ernst, Giovane donna a forma di fiore (1944); Victor Brauner, Téléventré (1948); Paul Delvaux, L’aurora (1937); Jackson Pollock, La donna luna (1942). In quest’ultima il linguaggio figurativo fa riferimento a figure totemiche e mitiche, e il soggetto, ricorrente nei primi anni ’40, è ispirato a Charles Baudelaire e i simbolisti. L’arte è pertanto caratterizzata da una continua presenza e reinterpretazione di questo patrimonio iconografico e figurativo fantastico che, tramandatosi nel corso dei secoli,  è a tutt’oggi in rinnovamento ed evoluzione.